martedì 30 aprile 2013

Primo maggio, emergenza lavoro: occupazione e redditi in picchiata

 “Priorità al lavoro”: è questo lo slogan che le parti sociali bergamasche hanno scelto per accompagnare la tradizionale festa del lavoro del Primo Maggio e che suona come un appello urgente al governo del neo-presidente del consiglio Enrico Letta.

 Cgil, Cisl e Uil sfileranno insieme domani per le vie del centro di Bergamo, tentando di richiamare l’attenzione su una situazione occupazionale che con il passare del tempo si è fatta sempre più preoccupante sul territorio orobico.

I numeri sono davvero impressionanti: il tasso di disoccupazione è quasi del 7 per cento, un record, e tocca il 16 per cento se si esaminano i dati dei lavoratori tra i 18 e i 29 anni, mentre il numero complessivo dei disoccupati è cresciuto del 75 per cento negli ultimi 7 anni (dai 25.000 del 2005 è salito a ben 75.000). Discorso a parte va fatto per i ben 9.000 lavoratori attualmente in cassa integrazione e per le migliaia di esodati bergamaschi, mentre dilagano le domande di mobilità e disoccupazione.

All’allarme lavoro fa eco la situazione dei redditi: gli ultimi cinque anni caratterizzati dalla crisi hanno provocato una vera emergenza sociale. Il 54 per cento dei pensionati percepisce una pensione di meno di 15.000 euro lordi all’anno, mentre lo stipendio del 40 per cento dei lavoratori oscilla tra i 10.000 e i 20.000 euro lordi all’anno.

Il segretario provinciale Cisl, Ferdinando Piccinini sottolinea che «forse per la prima volta si sente forte nella provincia di Bergamo l’emergenza lavoro, che ha coinvolti anche i punti di riferimento dell’economia bergamasca, come il settore manifatturiero e quello delle costruzioni, che ha visto sparire il 30 per cento delle micro e piccole imprese. Il nuovo governo deve affrontare snodi importanti, come la crescita e lo sviluppo, ma è necessaria una riforma fiscale che incentivi gli investimenti e che sia strutturata in quei termini di equità sociale mancati alle recenti politiche di rigore»

«La priorità del nuovo governo — aggiunge il segretario della Cgil, Luigi Bresciani — anche alla luce degli ultimi avvenimenti, deve essere quella di rifinanziare e rinforzare gli ammortizzatori sociali: se non dovessero più essere in grado di tenere, la situazione rischia di divenire esplosiva» Bresciani confida infine che «le imprese sfruttino al massimo i contratti di solidarietà».

«È necessario — spiega Marco Cicerone, segretario Uil — che si presti di nuovo ascolto alle esigenze sindacali. Il governo Monti non ha ascoltato le parti sociali, provocando disastri: ne è esempio la riforma Fornero, che ha provocato un incremento della disoccupazione. Il nostro territorio sente la necessità di una classe imprenditoriale che lavori su innovazione e sviluppo, valicando i confini del mercato italiano».



Parole, parole, parole......e intanto c'è chi soffre, chi si suicida, chi sfoga la rabbia e l'angoscia con atti violenti, chi ridotto d uno stato di povertà è costretto a mille umiliazioni.....

venerdì 19 aprile 2013

I disastri provocati dalla Legge Fornero

Riforma Fornero: dopo nove mesi più licenziati e più precari

Inchiesta di il fattoquotidiano.it sui risultati della legge voluta dal governo Monti. Solo il 5% dei precari è stato stabilizzato, metà ha perso il posto o ha visto peggiorare il proprio trattamento. Crollo delle collaborazioni. Brunetta: "In tre mesi spariti 57 mila posti a progetto". E i contenziosi sull'articolo 18 ingolfano i tribunali. Lo scontro tra norme rigide ed economia in recessione ha portato al fallimento degli obiettivi.

Numeri. Nei primi nove mesi del 2012 – analizzando il sistema delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro – risultano 640mila rapporti di lavoro interrotti con un licenziamento (tra individuali e collettivi), il che significa un aumento dell’11% sul 2011. Nello stesso periodo le dimissioni sono diminuite dell’8,7% passando da 1,22 milioni a 1,1 milioni. Vediamo come, invece, le assunzioni si sono divise tra i vari contratti disponibili nel terzo trimestre 2012, cioè con la riforma Fornero in vigore: oltre il 67% delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a termine (1,65 milioni), solo il 17,5% a tempo indeterminato (430.912) e il 6,4% con contratti di collaborazione (156.845 unità). L’apprendistato ha riguardato appena il 2,5% delle assunzioni. Rispetto ai mesi precedenti si registra un crollo per le collaborazioni (-22,5%) e per gli “altri contratti” flessibili (-24,3%).

Le difficoltà sui nuovi contratti. Spiega l’ex ministro Renato Brunetta: “In 3 mesi, da luglio a settembre 2012, sono andati persi oltre 57 mila lavori “a progetto”, da luglio a dicembre 2012 circa 302mila posti di lavoro. E la situazione, già drammatica, è destinata a peggiorare. La Banca d’Italia ha stimato che nei prossimi mesi si assisterà a un’ulteriore flessione della domanda: il tasso di posti vacanti, già basso, si è ancora ridotto da 0,7 a 0,5% delle posizioni lavorative attive nel terzo trimestre. Mentre un’indagine del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro mostra chiaramente tutte le difficoltà dei datori di lavoro nell’utilizzo dei nuovi contratti: nei primi tre mesi del 2013 le imprese dell’industria e dei servizi hanno previsto di rinunciare a 80.200 posizioni.
Come se non bastasse il contratto di apprendistato, su cui la riforma Fornero ha puntato come canale privilegiato d’ingresso al lavoro, rimane pressoché inutilizzato: nel terzo trimestre 2013 ne saranno attivati appena 8.800 (il 3,9% dei flussi in ingresso programmati totali nel periodo). Addirittura nel secondo trimestre 2012, prima quindi dell’arrivo della riforma Fornero, se ne attivavano di più: circa10.300”.

Da precari a disoccupati. Solo il 5% dei precari è stato stabilizzato dopo la riforma Fornero e solo un altro 4% è passato ad un contratto flessibile con più tutele, mentre il 27% ha direttamente perso il lavoro e il 22% è scivolato verso un contratto peggiore. E’ il risultato di un sondaggio online dei giovani della Cgil a cui hanno partecipato 500 precari (i risultati, ovviamente, sono puramente indicativi). Spiega Tommaso Dilonardo, avvocato del lavoro, fondatore e presidente di Work in Progress, Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione: “Non è stata agevolata in modo elastico l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani, anzi: prima i contratti a progetto e simili venivano sì stipulati in modo illegittimo, ma consentivano l’ingresso nel mercato del lavoro. La riforma Fornero, invece, ha irrigidito i parametri e adesso gli imprenditori sono più timorosi nell’adottare questi contratti per la paura della trasformazione del contratto a tempo indeterminato”.

Da stabili a disoccupati. Ancora Dilonardo di Work in Progress: “Stiamo assistendo nelle aule di tribunale, ma anche nelle commissioni territoriali delle Direzioni provinciali del lavoro, a una grande crescita dei licenziamenti tra gli ultracinquantenni. Questo perché alle aziende costano molto di più rispetto ai colleghi giovani e, inoltre, dopo la legge Fornero, non è più previsto il reintegro. Se l’obiettivo del governo era di agevolare l’uscita dal mercato del lavoro, allora ci sono riusciti”.

Ecco come ad una drammatica situazione di crisi generale, si somma una serie di provvedimenti cervellotici che peggiorano ancor più le cose; l'incapacità dei nostri governanti, unita all'incapacità di chi vede nel licenziamento una soluzione ai ben altri mali che affliggono aziende, imprese e l'intero nostro apparato economico-produttivo, ci sta portando sempre più in basso e verso pericolose ed esplosive situazioni conflittuali che minacciano seriamente la stabilità sociale e l'ordine pubblico.

venerdì 12 aprile 2013

…..e se stessimo sbagliando tutto?

Oggi una serie di conflitti di interessi, un continuo sospetto verso gli altrui comportamenti e atteggiamenti, l’egoismo diffuso, contribuiscono a creare e aumentare  un’insostenibile tensione, una situazione conflittuale tra uomini e uomini, un generale stato di crisi economica, sociale e di valori.
In ogni campo questo appare palese, eppure è facilmente dimostrabile ed in cuor nostro noto a tutti, come una sinergia comportamentale, un aiutarsi reciprocamente, può costituire un’arma vincente sia a livello di risultati pratici, sia dal punto di vista dei rapporti umani con gran beneficio sullo stato d’animo, sul modo di essere, sul grado di benessere - anche spirituale -  individuale e collettivo.
Il risultato dell’insieme di più individualità, menti, personalità, idee, capacità, è più della somma delle stesse e molto più delle singole entità.
Se impariamo a migliorare i rapporti umani, a dare più valore all’individuo e al prossimo, non può che esserci un vantaggio per tutti.
Ritorno su argomento oggi scottante e che tocca i destini di tante persone: la disoccupazione.
Oggi si è portati a considerare il costo del lavoro come eccessivo (pur se non è solo il livello delle retribuzioni nette a determinarlo, ed il confronto con altre realtà europee lo dimostra) e si tende a ridurre le forze occupate non considerando il fattore umano come una delle più importanti risorse a disposizione del sistema economico-produttivo.
Perché incidere negativamente sulla capacità generale di spesa e consumo che si ripercuote a sua volta sulla produzione di beni e servizi? perché non investire maggiormente nel fattore umano, cercando di stimolare ed accrescere le potenzialità di ogni individuo e trarne beneficio e profitto?
Si cercano spesso tante formule alchemico/finanziario/economiche, ci si arrovella a cercare le migliori soluzioni senza pensare a quelle basilari che sono in ognuno di noi, alla forza del nostro io profondo, delle nostre potenzialità inespresse, a quei valori universali che sono alla base del vivere umano e che così splendidamente ci ha trasmesso un Maestro di nome Gesù.

giovedì 11 aprile 2013

Bce, il tasso di disoccupazione in Europa è a livelli senza precedenti

L'occupazione nella zona dell'euro continuerà a registrare un andamento al ribasso. Lo rileva la Bce nel consueto bollettino mensile, precisando che «la crisi economica e finanziaria continua a gravare sul mercato del lavoro nell'area dell'euro. Nel quarto trimestre del 2012 l'occupazione è diminuita ancora, mentre il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere, raggiungendo livelli senza precedenti». Secondo varie stime, spiega l'istituto centrale, «sia il tasso di disoccupazione strutturale sia l'unemployment gap sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni. I dati delle indagini segnalano un ulteriore calo dei posti di lavoro nel primo trimestre del 2013». Il tasso di disoccupazione aggregato per l'area dell'euro é aumentato da una media annuale del 7,6% nel 2007 , all'11,4% nel 2012.

Per la Bce diversi fattori possono essere all'origine del recente incremento stimato della disoccupazione strutturale. In primo luogo, la quota della disoccupazione di lungo periodo é aumentata in molti paesi, oltre che nell'insieme dell'area dell'euro. Quanto più a lungo i disoccupati restano senza lavoro, più é probabile che le loro competenze diminuiscano e che il loro capitale umano si deprezzi.
Gli individui che accumulano periodi di disoccupazione più lunghi possono essere considerati meno favorevolmente dai potenziali datori di lavoro, rendendo più difficile per loro trovare un nuovo impiego. Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Fmg9k

martedì 9 aprile 2013

...del doman non v'è certezza....

C’era una volta il buonsenso da parte di coloro che gestivano il potere economico, finanziario e politico, di adottare una politica di vivere e lasciar vivere, di concedere ai ceti medio-bassi, una parte , sia pur ridotta, della ricchezza prodotta, ma tale da garantire loro un dignitoso livello di vita e al contempo assicurare un certo equilibrio, riducendo il rischio di vedere insorgere ed aumentare, pericolose tensioni sociali.
Col tempo, grazie all’egoismo, all’avidità e alla stoltezza tipicamente umane, questo atteggiamento è mutato, arrivando a creare un esercito di disoccupati e sottooccupati, una massa crescente di nuovi poveri, una crisi economica e sociale di proporzioni allarmanti.
L’escalation di furti, rapine, scippi, violenza in genere è palesemente nota e sotto gli occhi di tutti; una pericolosa polveriera è sul punto di esplodere e non so quanto possa farci dormire sonni tranquilli, una situazione che ingenera incertezze e paure in tutti noi, anche nei più abbienti, per il nostro futuro e per quello dei nostri figli….

lunedì 8 aprile 2013

Il triste destino di chi perde un lavoro

Lavoro, sempre più scoraggiati
oltre un milione sono over 34

Nel 2012 aumentano gli italiani che non cercano un impiego perché convinti di non poterlo più trovare....

ROMA - Nel 2012 l'esercito degli scoraggiati cresce, soprattutto tra i più adulti, con più di un milione di over 34 che non cerca lavoro perché ritiene di non riuscire a trovarlo. Il dato è ricavato dall'ANSA da I.Stat, il datawarehouse delle statistiche prodotte da Istat. Sono in tutto 1,6 mln e tra loro 1 mln 150 mila ha tra i 35 e 64 anni(+10,1%).

Gli scoraggiati rientrano tra gli inattivi, coloro che né hanno un'occupazione né la cercano che comprende però anche gli studenti, le casalinghe e i pensionati. Ma se la crisi ha portato a una forte contrazione dell'intero universo degli inattivi, che sono diminuiti del 3,9%, non è stato così per gli scoraggiati: coloro che non cercano il lavoro solo perché pensano di non trovarlo sono aumentati nel complesso del 5,3%. Coloro che dichiarano di non essere a caccia di un impiego perché convinti di non poterlo trovare risultano in crescita nelle fasce d'età più alte, con un rialzo del 13,3% tra i 45-54enni e del 23,1% tra i 55-64enni.





Costo del lavoro o costo della disoccupazione?

Imprenditori, datori di lavoro, politici, spesso considerano la forza lavoro non come un fondamentale fattore produttivo, ma come un elemento di costo eccessivo, da ridurre, contrarre, tagliare, evitando di considerare altri ben più gravi elementi di crisi quali sprechi, errate gestioni, avidità personale che porta a desiderare di più, sempre di più,  scarsa propensione al sacrificio, mantenimento di personali tenori di vita spesso eccessivi e al di sopra delle reali proprie possibilità.
I provvedimenti che allora si prendono circa il contenimento del costo del lavoro, spesso si ritorcono contro: la riduzione della forza del lavoro significa anche la riduzione di potenziali acquirenti di beni e servizi che essi stessi producono.
La domanda si contrae con ripercussioni  sui consumi, sulla produzione , sullo sviluppo economico; lo stesso potere di acquisto di coloro che restano nel mondo del lavoro, già basso a causa del livello retributivo tra i più bassi in Europa, è continuamente eroso dal costo della vita e dagli interventi presi “a sostegno dell’economia generale” che colpiscono sempre gli stessi soggetti e le stesse basi retributive ed anche tali provvedimenti sono a ben vedere in gran parte provocati da quei soggetti stessi che considerano il lavoro un costo dannoso, soggetti che generano evasione ed elusione fiscale, fuga di capitali all’estero, sfruttamento, percepiscono pensioni d’oro, indennità, rimborsi, vantaggi e benefits di ogni genere …
Come sempre, egoismo, avidità, brama di potere, scarso o nullo amore verso il prossimo, sono i mali che impoveriscono e devastano il genere umano…..

domenica 7 aprile 2013

Situazione economica-sociale sempre più fosca per il nostro paese. In un rapporto di Eurostat siamo all'ultimo posto tra i 27 per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura e penultimi, seguiti solo dalla Grecia, per percentuale di spesa in istruzione.....

....e domani inizia da parte di alcuni una nuova settimana di ridicoli, inutili, pretestuosi tentativi di intesa, accordi, proclami di buon governo, di azioni volte all'interesse della Nazione e degli elettori, mentre siedono comodamente su poltrone che forniscono loro fior di entrate dirette ed indirette (e chi non siede più su quelle poltrone si gode pensioni d'oro, appannaggi, ricchezze accumulate nell'esercizio delle "pubbliche" funzioni); contemporaneamente milioni di persone (disoccupati, esodati, pensionati ecc. ) cercheranno disperatamente di poter andare avanti, sopravvivere al quotidiano spesso con difficoltà, con umiliazioni e mortificazioni, ma nella maggior parte dei casi con onestà e caparbietà, con la forza d'animo che solo gli umili, i semplici, persone povere negli averi ma ricchi nell'anima e nei sentimenti, possono avere.


Un caro saluto

Buona sera e buona Domenica a tutti!