Imprenditori, datori di lavoro, politici, spesso considerano la forza lavoro non come un fondamentale fattore produttivo, ma come un elemento di costo eccessivo, da ridurre, contrarre, tagliare, evitando di considerare altri ben più gravi elementi di crisi quali sprechi, errate gestioni, avidità personale che porta a desiderare di più, sempre di più, scarsa propensione al sacrificio, mantenimento di personali tenori di vita spesso eccessivi e al di sopra delle reali proprie possibilità.
I provvedimenti che allora si prendono circa il contenimento del costo del lavoro, spesso si ritorcono contro: la riduzione della forza del lavoro significa anche la riduzione di potenziali acquirenti di beni e servizi che essi stessi producono.
La domanda si contrae con ripercussioni sui consumi, sulla produzione , sullo sviluppo economico; lo stesso potere di acquisto di coloro che restano nel mondo del lavoro, già basso a causa del livello retributivo tra i più bassi in Europa, è continuamente eroso dal costo della vita e dagli interventi presi “a sostegno dell’economia generale” che colpiscono sempre gli stessi soggetti e le stesse basi retributive ed anche tali provvedimenti sono a ben vedere in gran parte provocati da quei soggetti stessi che considerano il lavoro un costo dannoso, soggetti che generano evasione ed elusione fiscale, fuga di capitali all’estero, sfruttamento, percepiscono pensioni d’oro, indennità, rimborsi, vantaggi e benefits di ogni genere …
Come sempre, egoismo, avidità, brama di potere, scarso o nullo amore verso il prossimo, sono i mali che impoveriscono e devastano il genere umano…..
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