venerdì 19 aprile 2013

I disastri provocati dalla Legge Fornero

Riforma Fornero: dopo nove mesi più licenziati e più precari

Inchiesta di il fattoquotidiano.it sui risultati della legge voluta dal governo Monti. Solo il 5% dei precari è stato stabilizzato, metà ha perso il posto o ha visto peggiorare il proprio trattamento. Crollo delle collaborazioni. Brunetta: "In tre mesi spariti 57 mila posti a progetto". E i contenziosi sull'articolo 18 ingolfano i tribunali. Lo scontro tra norme rigide ed economia in recessione ha portato al fallimento degli obiettivi.

Numeri. Nei primi nove mesi del 2012 – analizzando il sistema delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro – risultano 640mila rapporti di lavoro interrotti con un licenziamento (tra individuali e collettivi), il che significa un aumento dell’11% sul 2011. Nello stesso periodo le dimissioni sono diminuite dell’8,7% passando da 1,22 milioni a 1,1 milioni. Vediamo come, invece, le assunzioni si sono divise tra i vari contratti disponibili nel terzo trimestre 2012, cioè con la riforma Fornero in vigore: oltre il 67% delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a termine (1,65 milioni), solo il 17,5% a tempo indeterminato (430.912) e il 6,4% con contratti di collaborazione (156.845 unità). L’apprendistato ha riguardato appena il 2,5% delle assunzioni. Rispetto ai mesi precedenti si registra un crollo per le collaborazioni (-22,5%) e per gli “altri contratti” flessibili (-24,3%).

Le difficoltà sui nuovi contratti. Spiega l’ex ministro Renato Brunetta: “In 3 mesi, da luglio a settembre 2012, sono andati persi oltre 57 mila lavori “a progetto”, da luglio a dicembre 2012 circa 302mila posti di lavoro. E la situazione, già drammatica, è destinata a peggiorare. La Banca d’Italia ha stimato che nei prossimi mesi si assisterà a un’ulteriore flessione della domanda: il tasso di posti vacanti, già basso, si è ancora ridotto da 0,7 a 0,5% delle posizioni lavorative attive nel terzo trimestre. Mentre un’indagine del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro mostra chiaramente tutte le difficoltà dei datori di lavoro nell’utilizzo dei nuovi contratti: nei primi tre mesi del 2013 le imprese dell’industria e dei servizi hanno previsto di rinunciare a 80.200 posizioni.
Come se non bastasse il contratto di apprendistato, su cui la riforma Fornero ha puntato come canale privilegiato d’ingresso al lavoro, rimane pressoché inutilizzato: nel terzo trimestre 2013 ne saranno attivati appena 8.800 (il 3,9% dei flussi in ingresso programmati totali nel periodo). Addirittura nel secondo trimestre 2012, prima quindi dell’arrivo della riforma Fornero, se ne attivavano di più: circa10.300”.

Da precari a disoccupati. Solo il 5% dei precari è stato stabilizzato dopo la riforma Fornero e solo un altro 4% è passato ad un contratto flessibile con più tutele, mentre il 27% ha direttamente perso il lavoro e il 22% è scivolato verso un contratto peggiore. E’ il risultato di un sondaggio online dei giovani della Cgil a cui hanno partecipato 500 precari (i risultati, ovviamente, sono puramente indicativi). Spiega Tommaso Dilonardo, avvocato del lavoro, fondatore e presidente di Work in Progress, Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione: “Non è stata agevolata in modo elastico l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani, anzi: prima i contratti a progetto e simili venivano sì stipulati in modo illegittimo, ma consentivano l’ingresso nel mercato del lavoro. La riforma Fornero, invece, ha irrigidito i parametri e adesso gli imprenditori sono più timorosi nell’adottare questi contratti per la paura della trasformazione del contratto a tempo indeterminato”.

Da stabili a disoccupati. Ancora Dilonardo di Work in Progress: “Stiamo assistendo nelle aule di tribunale, ma anche nelle commissioni territoriali delle Direzioni provinciali del lavoro, a una grande crescita dei licenziamenti tra gli ultracinquantenni. Questo perché alle aziende costano molto di più rispetto ai colleghi giovani e, inoltre, dopo la legge Fornero, non è più previsto il reintegro. Se l’obiettivo del governo era di agevolare l’uscita dal mercato del lavoro, allora ci sono riusciti”.

Ecco come ad una drammatica situazione di crisi generale, si somma una serie di provvedimenti cervellotici che peggiorano ancor più le cose; l'incapacità dei nostri governanti, unita all'incapacità di chi vede nel licenziamento una soluzione ai ben altri mali che affliggono aziende, imprese e l'intero nostro apparato economico-produttivo, ci sta portando sempre più in basso e verso pericolose ed esplosive situazioni conflittuali che minacciano seriamente la stabilità sociale e l'ordine pubblico.

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